Stamattina mi è stata proposta una notizia davvero interessante e non ho potuto fare a meno di scrivervi un articolo.
La compagnia statunitense MicroCHIPS, specializzata nella produzione di dispositivi elettronici utilizzati a fini medici, ha reso pubblici i risultati ottenuti dalla sperimentazione di un microchip impiantabile nell’organismo umano per la somministrazione di farmaci controllabile via wireless da remoto.
Science Transational Medicine ha pubblicato quest’interessante ricerca che apre concretamente le porte alla possibilità di fornire assistenza medica a distanza.
Nel 1999 il team del MIT, capitanato da Robert Langer e Micheal Cima, ha pubblicato su Nature le prime scoperte in questo ambito, fondando in seguito proprio MicroCHIPS che ha lavorato per raffinare e migliorare la struttura dei chip aggiungendo loro innanzitutto un sistema di sigillatura ermetica ed un sistema di riliascio graduale in grado di operare in modo affidabile all’interno di un tessuto biologico.
La sperimentazione ha preso il via in Danimarca a gennaio 2011. I chip sono stati impiantati con procedura ambulatoriale, previa anestesia locale, della durata di trenta minuti e sono rimasti all’interno dei pazienti per una durata di quattro mesi. Gli impianti sono stati utilizzati, nella fattispecie, per somministrare un farmaco contro l’osteoporosi a sette donne di età compresa tra i 65 e i 70 anni. I chip utilizzati nello studio hanno fornito 20 dosi del farmaco, sigillate singolarmente in piccole riserve delle dimensioni della punta di uno spillo. I piccoli serbatoi sono ricoperti da un sottile strato di platino e titanio, che si fonde quando viene applicata corrente elettrica, causando così il conseguente rilascio del farmaco.
“E’ possibile controllare la somministrazione da remoto, si possono somministrare farmaci multipli” ha commentato Langer. “La disciplina è molto importante nelle terapie farmacologiche e può essere difficile per i pazienti accettare una terapia che prevede l’iniezione di farmaci in autonomia. Con questo sistema si evita il problema e si apre la strada ad un futuro dove si possono avere terapie farmacologiche pienamente automatizzate”.
I risultati hanno mostrato che il dispositivo ha potuto somministrare dosaggi comparabili a quelli delle iniezioni, senza che vi fossero effetti collaterali negativi, e che gli effetti sui pazienti sono stati molto simili a quelli dei farmaci somministrati con metodiche tradizionali. MicroCHIPS sta ora lavorando, al fine di ottimizzare maggiormente la procedura, allo sviluppo di impianti in grado di contenere centinaia di dosi per singolo chip.
Dal momento che i chip sono programmabili, è possibile pianficiare in anticipo la somministrazione dei farmaci e la gestione da remoto tramite una comunicazione radio che si appoggia su una speciale frequenza denominata MICS – Medical Implant Communications Service. Attualmente il dispositivo opera ad una distanza di pochi centimetri, ed i ricercatori stanno lavorando ad un nuovo modello in grado di operare ad una maggiore distanza.
MicroCHIPS sta cercando l’approvazione e il consenso comune per altre sperimentazioni, al fine di valutare la possibilità di utilizzare questi sistemi anche per la cura di altre patologie, ma solo quando avrà ultimato la realizzazione di un impianto capace di accogliere un maggior numero di dosi. L’azienda ha inoltre sviluppato un sensore in grado di monitorare i livelli di glucosio, che potrebbe essere combinato con il sistema di rilascio per realizzare un impianto in grado di adattare i trattamenti a seconda delle condizioni del paziente.
Immagino che questa versione “intelligente” del chip potrà essere molto utile per gli affetti da patologia diabetica, e che necessitano di iniezioni a certe condizioni, e non solo.
Il progresso scientifico non smette mai di stupirmi!