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Richard Dawkins

20 nov

Tutti dovrebbero avvicinarsi al pensiero e alle opere di Richard Dawkins, non tanto perchè è un ateo convinto e militante quanto per le sue brillanti intuizioni e teorie in ambito scientifico.

Questo è il suo canale YouTube ufficiale, val la pena di dargli più di una fugace occhiata!

http://www.youtube.com/user/richarddawkinsdotnet?feature=results_main

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Come si diffonde un vantaggio adattativo nei batteri?

08 ott

Ciò che gli scienziati, attraverso lo studio di cui sto sinteticamente per parlarvi, hanno scoperto è che anche se le fonti di diversità genetica dei batteri differiscono enormemente da quelle degli eucarioti sessuali, il processo attraverso cui la diversità adattativa si diffonde e si innesca la differenziazione ecologica appare molto simile. Questo giustifica quindi l’applicazione del concetto di specie anche a questi microrganismi, identificabili altrimenti solo come popolazioni ecologicamente specializzate.

I batteri sono gli organismi più diffusi e col maggiore successo evolutivo del pianeta: prosperano quasi in ogni ambiente conosciuto, adattandosi a condizioni spesso estreme per mezzo di variazioni genetiche che assicurano loro le funzionalità essenziali per la sopravvivenza. Le innovazioni genetiche di cui sopra si ritiene possano derivare sia da mutazioni casuali sia dallo scambio tra batteri diversi di geni e altri pezzi di DNA capaci di conferire un vantaggio, che poi diventeranno parte integrante del genoma. Finora, tuttavia, non era chiaro in quale modo una mutazione vantaggiosa riuscisse a diffondersi da un singolo batterio all’intera popolazione batterica: il gene con la mutazione vantaggiosa passa da un batterio all’altro oppure da un singolo individuo portatore della mutazione si forma una nuova popolazione di cloni identici meglio adattati all’ambiente? Un importante passo in avanti nel chiarire il problema e nel conciliare evidenze sperimentali apparentemente contrastanti viene adesso da uno studio condotto da ricercatori del MIT e del Broad Institute, che illustrano i loro risultati in un articolo pubblicato su “Science”.
Nella foto: Modello di differenziazione ecologica nei batteri. Le frecce sottili indicano la ricombinazione in o fra popolazioni ecologicamente associate, quelle spesse l’acquisizione di alleli adattativi  da microhabitat differenti. (Cortesia  John Kaufmannn / Science / AAAS)

L'evoluzione nei batteri: come si diffonde un vantaggio adattativo
Studiando i cambiamenti in 20 genomi completi di Vibrio cyclitrophicus relativi a due popolazioni ecologiche che avevano da poco iniziato a divergere per adattarsi a due microhabitat con diversi tipi di zooplancton, fitoplancton e particelle organiche sospese in acqua di mare, i ricercatori hanno osservato che geni e frammenti di genoma si diffondevano nelle popolazioni in modo specificamente legato alle caratteristiche ambientali; inoltre, dopo una mutazione, la ricombinazione tra i ceppi batterici di popolazioni differenti diventava meno frequente, evidenziando un modello di diversità genetica simile a quella di una popolazione di cloni. Ciò indica, osservano i ricercatori, che nei batteri il processo di evoluzione è molto simile a quello degli eucarioti sessuali, che non passano alla progenie il loro intero genoma completo, indicando un’uniformità della differenziazione sia nei procarioti sia negli eucarioti.

I risultati inoltre arrivano al cuore di un’altra questione: si può parlare di specie nel caso dei batteri? Se infatti tutti i batteri in una popolazione sono cloni di un antenato comune, l’idea di specie non ha senso. Se invece – come dimostra il nuovo studio – i geni vengono condivisi tra gli individui con un processo casuale, portando così a una nuova popolazione ecologicamente specializzata, l’uso del termine può essere giustificato.

“Abbiamo scoperto che la differenziazione tra le popolazioni è limitata a un paio di piccoli frammenti del genoma”, spiega Eric Alm, che ha partecipato allo studio. “Modelli simili sono stati osservati negli animali, ma non ci aspettavamo di vederli nei batteri”, aggiunge un altro degli autori, Martin Polz.

“Anche se le fonti di diversità genetica sono molto diverse tra i batteri e gli eucarioti sessuali, il processo attraverso il quale si diffonde la diversità adattativa e si innesca la differenziazione ecologica sembra molto simile”, commenta Jesse Shapiro, primo firmatario dell’articolo.

“In termini evolutivi”, osservano R. Thane Papke e J. Peter Gogarten in un articolo di commento alla ricerca pubblicato sullo stesso numero di Nature, “i procarioti assomigliano ai fringuelli di Darwin”, nei quali, benché popolazioni di specie diverse che abitano nella stessa isola diventino più simili le une alle altre a seguito di ripetute ibridazioni, “i caratteri definiti dalle relative nicchie ecologiche si conservano attraverso la selezione.”

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Il 5×1000 WWF: Un regalo per il nostro futuro

18 mag

 



  • Riflettendo sul fatto che "quello spietato contabile del Professor Monti" (come più o meno giustamente l'ha definito Beppe Grillo) ci sta sormontando di tasse, è più facile e, d'altronde, è anche bene selezionare con attenzione le nostre spese e riflettere attentamente su chi meriti veramente il nostro "supporto economico".

    Sostenere il WWF potrà anche sembrare un po' troppo "idealistico" in questo momento storico, giacché abbiamo addirittura problemi e difficoltà a fare il pieno di benzina… O forse no?

  • Se ci pensate bene tutto ciò potrebbe avere "maledettamente" senso: il cerchio potrebbe chiudersi.

    Proprio quando il NOSTRO FUTURO ECONOMICO ci appare oscuro e senza prospettive, è proprio allora che dobbiamo allargare le nostre prospettive ed andare "oltre" il sistema…

    Andare oltre quel sistema che, proprio attraverso la Grande Crisi, sta mostrando tutti i suoi limiti e tutta la sua forza (auto)distruttiva e corrosiva.

  • Il vantaggio di donare il 5×1000 al WWF è che i fondi verranno impiegati in progetti molto concreti allo scopo di aiutare gli animali "vittimizzati" dagli uomini, allo scopo di salvaguardare le razze in via d'estinzione ed allo scopo di contrastare il bracconaggio, l'inquinamento e la distruzione del territorio.

    Insomma… In un quadro generale, mentre le Banche Centrali stanno facendo di tutto per "tamponare" la lobby dei finanzieri, insieme alle loro scommesse d'azzardo (sulla nostra pelle) ed alle loro malefatte (xD), il WWF invece cerca di "tamponare" il nostro povero pianeta, gli animali che lo abitano ed in ultima istanza cerca di "tamponare" il nostro FUTURO per offrirci un mondo più vivibile, più degno e più "naturale".

    Stiamo lasciando ai nostri figli un "mondo economico" indebitato fino al collo e i cui debiti sarà quasi impossibile "onorare" e di armi finanziarie di distruzione di massa che rischiano di cancellare il loro futuro socio-economico.

    Impegnamoci per lasciare ai nostri figli almeno un mondo che sia maggiormente in equilibrio e che veda ricostituita l'antica alleanza tra uomo e natura, per esempio rallentando la distruzione delle foreste o impedendo il progressivo squilibrio e peggioramento del clima globale che, attraverso il buco dello strato di ozono e l'aumento delle temperature e della concentrazione atmosferica di CO2, sta sciogliendo le calotte polari.

    Non sarebbe bello che i nostri nipoti potessero vedere ancora un panda dal vivo e non soltanto riprodotto sullo schermo dell'ultimo "modello" di iPad? Pensiamoci.

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Celle solari come tessuti da abbigliamento

08 apr

La cella solare più sottile al mondo ha lo spessore del filo di una ragnatela ed è montata su una pellicola elastomera che la rende flessibile e leggera talmente tanto in modo da poter essere cucita sui vestiti o attaccata sulla pelle senza però dare alcun fastidio.

La sperimentazione in merito è partita da poco: un gruppo di ricercatori ha creato una cella solare dallo spessore di 1,9 micrometri, composta da elettrodi montati su un sottile foglio di materiale elastomero. È talmente flessibile che si può avvolgere intorno a un capello umano (il cui spessore è circa 20 volte superiore). La nuova cella solare potrebbe sostituire le batterie in diverse applicazioni, fra cui le apparecchiature mediche, il tessile, la pelle sintetica e la robotica.

La ricerca è stata effettuata da Martin Kaltenbrunner, Siegfried Bauer e altri ricercatori provenienti dall’università austriaca Johannes Kepler, insieme a Tsuyoshi Sekitani e ad altri collaboratori dell’Università di Tokyo.

Sekitani ha spiegato alla rivista scientifica Nature Communications che “lo spessore totale di questo dispositivo è inferiore a un filo di una ragnatela”, quindi ha il vantaggio che “non si sente il suo peso ed è elastico, quindi si potrebbe collegare ai vestiti per alimentare, per esempio, i dispositivi elettromedicali che le persone con particolari patologie devono avere sempre addosso e che attualmente sono alimentati a batterie”.
Ovviamente non è da escludere anche l’implicazione tecnologica: questa cella solare potrebbe ricaricare un cellulare, ad esempio. Sekitani ha specificato che è possibile anche realizzare un prodotto più grande per avere un apporto superiore di energia, perché “la produzione di energia da celle solari aumenta man mano che cresce la loro dimensione, senza cambiare il supporto elastico.

 

Il prossimo passo nella ricerca sarà quello di aumentare la velocità con cui il dispositivo converte la luce solare in elettricità e iniziare le sperimentazioni sul campo, che dovrebbero durare circa cinque anni. Numerose ricerche scientifiche sembrano convergere verso la miniaturizzazione di dispositivi elettronici da incollare sulla pelle o da cucire nei vestiti, oppure da indossare al posto di accessori comuni come gli occhiali. La sensazione è che fra qualche anno non dovremo più preoccuparci di dimenticare a casa il carica-batteria del cellulare… Spero solo che un po’ di pioggia o un tuffo in piscina non creino troppi problemi!

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“Quest’anno che progetti hai?”

31 mar

Chi mi conosce sa bene che non nutro molta simpatia nè fiducia per le iniziative promosse dalla comunità ecclesiastica o che vedono in qualche modo il suo coinvolgimento in prima linea, ma ho trovato questa davvero interessante e, a mio avviso, vale la pena spenderci due parole a riguardo.

 

"Quest’anno che progetti hai?": è questo lo slogan che promuove in tutte le parrocchie italiane il concorso I feel CUD, giunto alla sua seconda edizione. L’iniziativa si rivolge a tutti i giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni e ai loro parroci e la partenza è prevista per il primo marzo 2012.

La novità principale rispetto all’anno passato è il taglio del concorso che vuole promuovere in particolare l’imprenditorialità dei giovani, oltre a sensibilizzarli sui temi del sostegno economico alla Chiesa, chiaramente. I ragazzi che parteciperanno all’iniziativa infatti sono chiamati a ideare un progetto di utilità sociale per la propria comunità parrocchiale e a concorrere alla vincita di un contributo economico per la sua realizzazione (da un minimo di mille euro fino a un massimo di 29.500 euro).
 
Per partecipare basta creare una squadra e iscriversi sul sito www.ifeelcud.it con il consenso del parroco. Raccogliere in busta chiusa le schede allegate ai Cud e portarle ad un Caf sul territorio e poi caricare online il Progetto ideato e un Video che illustri l’idea che si intende realizzare.

Esistono cinque categorie di vincita: per ognuna verrà premiato il progetto considerato più meritevole da un’apposita giuria. Inoltre è previsto anche il “premio del pubblico” di € 1.000. per il miglior video. Lo vincerà il video che riceverà il maggior numero di voti dagli utenti online.


Notizie più dettagliate sono presenti sul sito ufficiale del concorso www.ifeelcud.it dove è anche possibile, già da ora, iniziare ad iscrivere la propria squadra.

Una bella occasione di coinvolgimento e operatività per le parrocchie, per i giovani e gli anziani. Le schede CUD che verranno consegnate ai Caf permetteranno infatti di sostenere chiaramente l'8xmille e i tanti progetti che la Chiesa cattolica porta avanti in tutto il mondo per chi ha bisogno.

 
Mi auguro che qualcuno da tutto ciò tragga giovamento e benessere.
 


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Alghe combustibili: succede a Toronto

29 mar

A Toronto, in Canada, la CO2 prodotta da un cementificio serve a far crescere alghe da usare come combustibile.

Parliamo tanto di strategie verdi e sostenibili, ma in Italia ben pochi progetti si riescono a portare avanti. I fondi per la ricerca e lo sviluppo sono del tutto inesistenti e, da questo punto di vista, il paese è molto più che bloccato, direi paralizzato.

Basta però spostarsi in un altro paese, nella fattispecie in Canada, per trovare una filiera semplice semplice che cattura e convoglia in enormi simil cisterne la CO2 prodotta dalle ciminiere di un cementificio, evitando quindi che finisca in ambiente, e la usa per far crescere alghe unicellulari da bruciare come combustibile ecologico e per la fabbricazione di biodiesel.

Ciò avviene nei sobborghi della zona industriale della città, non di certo nei prestigiosi laboratori di un’università nordamericana.

Un chimico di origine ucraina, un ingegnere messicano e, quale nostro vanto, due ricercatori italiani, fratelli, Tony ed Emidio Di Pietro lavorano a un grande progetto di scienza verde.

In semplici bioreattori vengono separate le alghe, fatte crescere in presenza di CO2 e luce, dall’acqua.

Le alghe sono i più efficienti divoratori di CO2 esistenti, così vengono nutrite, ed è a questo scopo che vengono utilizzate. Una volta prelevate, poi, e disseccate, possono anche essere riutilizzate per la produzione di biocarburante.

Il tutto è strettamente monitorato per ottimizzare la produzione e l’estrazione.

Questo è il futuro!

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Verona aspirante capitale creazionista d’Italia

28 mar

Per ora l’ambito titolo resta a Brescia, grazie ai tre monologhi dell’ing. Stefano Bertolini invitato nel 2009, quale informatico, mormone e creazionista, a celebrare l’anno Darwin nel Museo di Scienze Naturali. Tuttavia, Verona pare decisa a impossessarsi del titolo.

Nell’amena cornice dell’auditorium della Gran Guardia il 29 marzo, cioè domani, alle ore 16.30, avverrà il “grande convegno”:

“Per una biologia libera dalle ideologia anche a scuola”.

L’evento si colloca sotto l’egida dall’Associazione italiana genitori scuole cattoliche e del Comune di Verona, diretto dal sindaco Flavio Tosi grazie al suo portavoce Roberto Bolis.

Il programma, annunciato dal prof. Pennetta, è vasto e articolato:

• Prof. Roberto Fondi (Paleontologo, Univ. di Siena): “I fossili e l’evoluzione”

• Prof. Enzo Pennetta (Docente di Scienze, Roma): “I paradigmi dell’evoluzionismo”

• Prof. Umberto Fasol (Docente di Scienze e Preside, Verona): “L’embriologia e l’evoluzione”

Le ricerche compiute del prof. Fondi hanno dato luogo ad articoli su prestigiose testate locali. Insegnanti della scuola dell’obbligo, i prof. Pennetta e Fasol pubblicano riflessioni didattiche e non sul giornale on-line Libertà e Persona. Oltre ad aggiornare i lettori di quella rivista sui “Sinistri Scricchiolii” del darwinismo, il prof. Pennetta pubblica anche sul proprio sito riflessioni sulle scienze del clima. Oltre all’evoluzione per selezione naturale infatti, egli nega l’effetto serra delle emissioni di gas omonimi.

Sono rimasta piuttosto turbata da tutto ciò, credo sia meglio che vada a mangiare. Buon divertimento!!! ;)

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Herpes? Scopri il primo sito dedicato al problema

20 feb

 

  • Forse pochi di voi sanno che l’Herpes labialis è la patologia più diffusa del genere umano. In Italia una persona su tre ne ha sofferto almeno una volta nella vita e fra questi il 15% ha avuto una recidiva soltanto nell’ultimo anno. La causa di questa fastidiosa malattia è il virus Herpes Simplex che, dopo averci infettato, rimane nell’organismo in una fase di latenza e successivamente, in presenza di particolari condizioni di stress per l’organismo, può riattivarsi e manifestarsi in modo ricorrente ma in forma più lieve. Come si manifesta questa fastidiosa malattia? Il periodo di incubazione è di circa 10 giorni e l’infezione si manifesta con a volte febbre e una faringite seguita da un’eruzione vescicolare sul labbro, e in alcuni casi nel cavo orale: dopo poco le vescicole si uniranno lacerandosi e in questa fase il dolore può essere piuttosto intenso e mangiare può diventare difficile. In generale si guarisce nell’arco dii 10 o 15 giorni. Negli ultimi anni la cura e anche la cosmesi hanno fatto grandi passi avanti, interessandosi ad una malattia non grave ma certamente fastidiosa e che soprattutto riguarda la maggior parte della popolazione. Bisogna aggiungere che in alcune situazioni limite l’herpes labiale può diventare un problema molto più serio, se ad esempio contratto in momenti di particolare debilitazione e se i soggetti, per lo più adulti, che ne soffrono in forma ricorrente, vivono sintomi d’ansia e il bisogno di isolarsi a causa di un sentimento di imbarazzo. Ma il pericolo più insidioso a cui prestare attenzione è la trasmissione del virus in altre parti del corpo come il naso e l’occhio: Herpes Simplex rappresenta una delle cause più frequenti di cecità infettiva al mondo. Come dicevamo, le recidive dell’herpes possono presentarsi in momenti di particolare stress per l’organismo, in cui il sistema immunitario è più debole, come febbre, malnutrizione, sbalzi ormonali, esposizione a temperature estreme o traumi locali dovuti ad interventi di chirurgia estetica o interventi odontoiatrici. Dunque imparare a conoscere i fattori scatenanti può essere un modo molto saggio per prevenire recidive del virus, adottando semplici precauzioni, come ad esempio faccio io, e facendo non troppe rinunce: basta coprire le labbra con un prodotto solare ad alto grado di protezione prima di esporsi al sole, lavare bene le mani ed evitare di scambiarsi il burro di cacao o il rossetto. Infine, se siete persone soggette a recidive e temete che questo virus cattivello possa rovinarvi un appuntamento importante o peggio un colloquio di lavoro, non preoccupatevi: basta essere sempre muniti dell'antivirale adatto.

     

    Dal 1° febbraio, a tal proposito, è online www.sceltasenzarinunce.it, il primo sito internet dedicato specificatamente ai circa 12 milioni di italiani che soffrono di herpes labiale. 

  • Il sito "SceltaSenzaRinunce" tratta l’herpes a 360°, rappresentando un utile supporto per chi ne è affetto. Le sezioni disponibili sono tre:

  • Herpes Labiale con utili informazioni che fanno anche un po' di chiarezza, sfatando credenze e falsi miti;

  • La voce dell’esperto che raccoglie video, girati da un esperto, che trattano il virus dell’herpes sotto ogni aspetto: cos'è, come si manifesta, la sua diffusione e i disagi che causa, i fattori scatenanti, come curarlo e come fare prevenzione;

  • Come Curare l’Herpes: presenta tre sottosezioni, quali le cure "Fai da Te", la cura tradizionale e la cura innovativa.

  •  

    Sceltasenzarinunce

     

    Trovo molto utile in particolare la sezione contenente i video del prof. Sergio Chimenti,  Direttore Clinica Dermatologica, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, che illustra i vari aspetti della patologia e fornisce validi consigli per contrastare efficacemente il fastidioso problema suddetto.

    Ma non è finita: sul sito è possibile partecipare anche ad un concorso che mette in palio tanti ticket Cinema!

    Registrandosi e completando il quiz sull’herpes entro il 6 marzo, si ha la possibilità di vincere subito uno dei 3000 biglietti in palio e di partecipare all’estrazione finale di 1 carnet “1 anno di cinema” per 12 ingressi al cinema.

    Ed infine, se invitate i vostri amici ad iscriversi e partecipare, inserendo il vostro indirizzo email in qualità di ambassador, parteciperete all’estrazione di un weekend benessere Boscolo.

    Buon divertimento!

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Farmaci somministrabili via wireless da remoto: ora è possibile!

20 feb

Stamattina mi è stata proposta una notizia davvero interessante e non ho potuto fare a meno di scrivervi un articolo.

La compagnia statunitense MicroCHIPS, specializzata nella produzione di dispositivi elettronici utilizzati a fini medici, ha reso pubblici i risultati ottenuti dalla sperimentazione di un microchip impiantabile nell’organismo umano per la somministrazione di farmaci controllabile via wireless da remoto.

Science Transational Medicine ha pubblicato quest’interessante ricerca che apre concretamente le porte alla possibilità di fornire assistenza medica a distanza.

Nel 1999 il team del MIT, capitanato da Robert Langer e Micheal Cima, ha pubblicato su Nature le prime scoperte in questo ambito, fondando in seguito proprio MicroCHIPS che ha lavorato per raffinare e migliorare la struttura dei chip aggiungendo loro innanzitutto un sistema di sigillatura ermetica ed un sistema di riliascio graduale in grado di operare in modo affidabile all’interno di un tessuto biologico.

La sperimentazione ha preso il via in Danimarca a gennaio 2011. I chip sono stati impiantati con procedura ambulatoriale, previa anestesia locale, della durata di trenta minuti e sono rimasti all’interno dei pazienti per una durata di quattro mesi. Gli impianti sono stati utilizzati, nella fattispecie, per somministrare un farmaco contro l’osteoporosi a sette donne di età compresa tra i 65 e i 70 anni. I chip utilizzati nello studio hanno fornito 20 dosi del farmaco, sigillate singolarmente in piccole riserve delle dimensioni della punta di uno spillo. I piccoli serbatoi sono ricoperti da un sottile strato di platino e titanio, che si fonde quando viene applicata corrente elettrica, causando così il conseguente rilascio del farmaco.

“E’ possibile controllare la somministrazione da remoto, si possono somministrare farmaci multipli” ha commentato Langer. “La disciplina è molto importante nelle terapie farmacologiche e può essere difficile per i pazienti accettare una terapia che prevede l’iniezione di farmaci in autonomia. Con questo sistema si evita il problema e si apre la strada ad un futuro dove si possono avere terapie farmacologiche pienamente automatizzate”.

I risultati hanno mostrato che il dispositivo ha potuto somministrare dosaggi comparabili a quelli delle iniezioni, senza che vi fossero effetti collaterali negativi, e che gli effetti sui pazienti sono stati molto simili a quelli dei farmaci somministrati con metodiche tradizionali. MicroCHIPS sta ora lavorando, al fine di ottimizzare maggiormente la procedura, allo sviluppo di impianti in grado di contenere centinaia di dosi per singolo chip.

Dal momento che i chip sono programmabili, è possibile pianficiare in anticipo la somministrazione dei farmaci e la gestione da remoto tramite una comunicazione radio che si appoggia su una speciale frequenza denominata MICS – Medical Implant Communications Service. Attualmente il dispositivo opera ad una distanza di pochi centimetri, ed i ricercatori stanno lavorando ad un nuovo modello in grado di operare ad una maggiore distanza.

MicroCHIPS sta cercando l’approvazione e il consenso comune per altre sperimentazioni, al fine di valutare la possibilità di utilizzare questi sistemi anche per la cura di altre patologie, ma solo quando avrà ultimato la realizzazione di un impianto capace di accogliere un maggior numero di dosi. L’azienda ha inoltre sviluppato un sensore in grado di monitorare i livelli di glucosio, che potrebbe essere combinato con il sistema di rilascio per realizzare un impianto in grado di adattare i trattamenti a seconda delle condizioni del paziente.

Immagino che questa versione “intelligente” del chip potrà essere molto utile per gli affetti da patologia diabetica, e che necessitano di iniezioni a certe condizioni, e non solo.

Il progresso scientifico non smette mai di stupirmi!

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I telomeri dei cromosomi sanno quanto vivremo

25 gen

E’ nota già da un po’ la correlazione esistente tra i telomeri, le estremità dei cromosomi, e la longevità. A tal proposito ha dato un enorme contributo una ricerca dell’Università britannica di Glasgow.

Lo studio, pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, i Pnas, dimostra che le aspettative di vita di un individuo possono essere determinate proprio misurando sin da piccoli la lunghezza delle strutture molecolari poste alle estremità dei cromosomi, i telomeri appunto: una sorta di “cappuccio” protettivo che aiuta i pacchetti di informazione genetica, sostanzialmente il DNA impacchettato nei cromosomi, a non logorarsi ogni qualvolta che la cellula si divide. Grazie ai telomeri, quindi, nessuna informazione genetica viene perduta.

Lo studio dei ricercatori scozzesi è il primo a misurare la lunghezza di questi complessi molecolari negli stessi individui dai primi giorni di vita e, successivamente, a intervalli regolari. I loro risultati mostrano che la lunghezza dei telomeri nelle prime fasi dopo la nascita è in grado di predire la durata della vita di un individuo.

Lo studio si basa sull’analisi delle cellule del sangue di un gruppo di fringuelli zebrati ed ha verificato che gli esemplari più longevi presentavano telomeri più lunghi rispetto ai propri simili già 25 giorni dopo la nascita e in tutte le successive misurazioni.

Eccezionale.

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